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Glossario

Glossario del marmo e della pietra

Le parole del mestiere, spiegate con semplicità da chi la pietra la taglia e la lucida ogni giorno. Ogni voce dice cos'è, dove si usa e a che cosa fare attenzione.

Alzatina

L'alzatina è la fascia verticale di pietra, alta in genere da pochi centimetri fino a tutta la parete, che sale dal piano di lavoro lungo il muro. Protegge l'intonaco da acqua e schizzi, chiude la fessura fra piano e parete e, se ricavata dalla stessa lastra del piano, prolunga la venatura senza interruzioni.

In cucina l'alzatina serve a due cose: proteggere il muro dietro il lavello e i fuochi e dare al piano una cornice che lo faccia sembrare più spesso e più finito. Può essere bassa, come uno zoccolo di dieci o quindici centimetri, oppure salire fino ai pensili e diventare uno schienale intero, la soluzione più bella con i marmi venati come il Calacatta.

In bagno la stessa fascia corre dietro il lavabo e lungo la vasca, dove l'acqua ristagna più spesso. La cura sta nel giunto con il piano: siliconato in tinta e, sui marmi chiari, protetto con impregnante.

Nel laboratorio di Aprilia ricaviamo l'alzatina dalla stessa lastra del piano, così la vena prosegue dal piano al muro, e la disegnamo nel progetto tridimensionale prima del taglio.

Vedi anche: cucine interno, bagni, marmi

Bisello

Il bisello è la smussatura dello spigolo di una lastra: il bordo vivo a novanta gradi viene tagliato in diagonale, di solito a quarantacinque gradi, per uno o due millimetri fino a un centimetro. Serve a togliere il filo tagliente, a proteggere lo spigolo dagli urti e a dare al piano un profilo netto e pulito.

Sui piani di cucina e di bagno il bisello è il bordo più diffuso: un piccolo taglio inclinato che non si nota quasi, ma che impedisce alla pietra di scheggiarsi quando una pentola o un vaso urta lo spigolo. Su un piano da due o tre centimetri si esegue in genere da un millimetro a mezzo centimetro; sui pavimenti e sulle scale il bisello leggero rende meno vulnerabile il bordo di ogni lastra.

È l'alternativa più sobria al toro e allo sguscio, i profili curvi della tradizione, e si sposa con le cucine dal disegno contemporaneo.

Nel laboratorio di Aprilia il bisello viene tracciato dalla macchina e ripreso a mano, poi lucidato nella stessa finitura del piano, perché il bordo non cambi tono rispetto alla superficie.

Vedi anche: finiture, cucine interno, lavorazione

Blocco

Il blocco è il parallelepipedo grezzo di pietra estratto in cava, squadrato con il filo diamantato o la catenatrice; misura in genere fra due e tre metri di lunghezza e pesa diverse tonnellate. Dal blocco, segato con telai a lame o a fili diamantati, nascono le lastre; dal blocco intero si scolpiscono vasche, lavabi e sculture nel massello.

Prima della lastra c'è il blocco: la pietra come esce dalla montagna, con i fianchi ancora segnati dal taglio di cava. Il marmista lo guarda da tutti i lati per capire dove corre la vena e come segarlo perché le lastre escano con il disegno migliore, magari pronte per la macchia aperta.

Il blocco non serve solo alle lastre. Quando un progetto chiede una vasca scavata nel pieno, un lavabo monolitico o una scultura, si parte dal blocco intero e lo si svuota con le frese a controllo numerico, rifinendo a mano.

Nel laboratorio di Aprilia il nostro ufficio tecnico sceglie le lastre una per una, e il blocco intero quando il progetto lo richiede; con il progetto tridimensionale vi mostriamo come la pietra verrà tagliata prima che la sega tocchi il marmo.

Vedi anche: marmi, pietre naturali, lavorazione, bagni

Bocciardatura

La bocciardatura è una finitura ruvida ottenuta battendo la superficie della pietra con la bocciarda, un martello a punte piramidali, oggi montato su macchine pneumatiche. Lascia una grana uniforme e opaca, simile alla roccia appena spaccata, molto antisdrucciolo: è la finitura classica dei pavimenti esterni, delle scale e dei bordi piscina.

La bocciardatura toglie alla pietra ogni riflesso e le dà una pelle da roccia: la superficie diventa opaca, granulosa, sicura sotto i piedi anche bagnata. Per questo è la finitura di elezione per i pavimenti esterni, i gradini, le rampe e i bordi delle piscine, e sui graniti e le quarziti delle cucine da esterno maschera bene il segno del tempo.

Le attenzioni: la grana trattiene lo sporco più di una superficie levigata e si pulisce con acqua e spazzola; sui marmi teneri le punte possono sbriciolare il bordo, che conviene proteggere con una fascia levigata.

Nel laboratorio di Aprilia la bocciardatura si esegue a macchina, a grana fine o grossa, e la accostiamo spesso al lucido nella stessa lastra, per far cantare la stessa pietra con due voci, come mostriamo nella pagina delle finiture.

Vedi anche: finiture, pavimenti, piscine, cucine esterno

Botticino

Il Botticino è un marmo beige chiaro, compatto e a grana fitta, estratto nelle cave di Botticino e Rezzato, vicino a Brescia. Ha venature sottili, poco contrastate, e una porosità bassa per un marmo: da secoli è usato per pavimenti, scale, facciate e piani, e si presta alla lucidatura come alla finitura opaca.

Il Botticino è il marmo sobrio per eccellenza: un fondo color avorio caldo, senza vene vistose, che sta bene con il legno, l'ottone e i toni della terra. In cucina è fra i marmi che reggono meglio l'uso quotidiano, perché assorbe poco e non teme i graffi leggeri; in bagno veste pareti, pavimenti e piani lavabo con lo stesso tono continuo.

Le attenzioni sono quelle di ogni marmo calcareo: gli acidi lo opacizzano, quindi limone e aceto vanno asciugati subito e l'impregnante rinnovato con regolarità. La finitura levigata attenua gli aloni; quella lucida rende il beige più profondo.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo le lastre di Botticino una a una, badando all'uniformità del fondo, e le tagliamo su misura per cucine, bagni, scale e pavimenti.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, pavimenti

Calacatta

Il Calacatta è un marmo bianco delle Alpi Apuane, estratto in poche cave sopra Carrara: fondo bianco caldo, quasi latteo, attraversato da venature larghe e decise, grigie o dorate. È fra i marmi più pregiati al mondo, per la rarità e per il disegno scenografico, e si distingue dal Carrara per il fondo più candido e le vene più ampie.

Il Calacatta è il marmo delle isole di cucina che si guardano: le vene larghe, grigie nel Calacatta classico, dorate nel Calacatta Oro e nel Vagli Oro, violacee nel Calacatta Viola, disegnano ogni lastra in modo diverso. È il candidato naturale per la macchia aperta, quando due lastre gemelle si specchiano sul fianco di un'isola o su una parete di bagno.

È un marmo calcareo, quindi teme gli acidi e va protetto con l'impregnante; in cucina rende al meglio in finitura levigata o lucida su piani da due o tre centimetri, con i lavelli scolpiti nella stessa lastra.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo le lastre di Calacatta una per una, dal vivo o in videochiamata, e le tagliamo su misura seguendo la vena, come raccontiamo nella guida alla scelta del marmo.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, guide/come scegliere il marmo per la cucina

Bianco Carrara

Il Bianco Carrara è il marmo storico d'Italia, estratto dalle cave delle Alpi Apuane sopra la città di Carrara: fondo bianco-grigio, grana uniforme e venature fini, diffuse, di un grigio tenue. Usato dai Romani e da Michelangelo, è il marmo bianco più conosciuto al mondo e, fra i bianchi apuani, il più disponibile e il più equilibrato nel costo.

Il Bianco Carrara ha un bianco più freddo del Calacatta e un disegno più discreto: le vene sottili si sfumano nel fondo e la lastra resta calma, adatta a piani interi, schienali e cucine complete senza che la pietra prenda tutta la scena. Nei bagni è il classico dei pavimenti e dei rivestimenti, e nei pavimenti di casa si posa da secoli.

Come ogni marmo teme gli acidi e va protetto con l'impregnante; la finitura levigata è la più pratica in cucina, la lucida la più luminosa. Le varietà «C» e «CD» indicano fondi via via più venati.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo il Carrara dal 1976: lo tagliamo su misura, lo lucidiamo e lo posiamo con la nostra squadra, in Italia e nei progetti all'estero.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, pavimenti

Cava

La cava è il luogo in cui la pietra viene estratta dalla montagna o dal sottosuolo, a cielo aperto o in galleria. Con il filo diamantato e le tagliatrici a catena si isolano bancate di roccia che vengono poi ribaltate e squadrate in blocchi. Ogni cava dà una pietra con nome, colore e vena propri: il Calacatta di Carrara, il Botticino di Brescia, il travertino di Tivoli.

Sapere da quale cava viene una lastra significa sapere che cosa aspettarsi: lo stesso nome commerciale può nascondere fondi più o meno bianchi, vene più o meno fitte, a seconda della bancata e dell'anno di estrazione. Per questo il marmista non compra un nome, ma una lastra, e la guarda prima di proporla.

Le cave dei grandi bianchi stanno sulle Alpi Apuane; il travertino viene dal Lazio, il Nero Marquina dai Paesi Baschi, molti graniti e quarziti dal Brasile e dall'India. Le pietre destinate all'aperto, come nelle cucine da esterno, si scelgono nelle cave che danno materiali compatti e poco assorbenti.

Nel laboratorio di Aprilia il nostro ufficio tecnico seleziona i marmi e le pietre naturali presso le cave e i depositi di ogni parte del mondo, e vi mostra la lastra scelta prima del taglio.

Vedi anche: pietre naturali, marmi, lavorazione

Dekton

Dekton è una superficie ultracompatta prodotta da Cosentino: una miscela di quarzo, porcellana e vetro sinterizzata ad altissima pressione e temperatura, in lastre di grande formato con spessore tipico di due centimetri. Non è porosa, resiste al calore diretto, ai graffi, alle macchie, ai raggi ultravioletti e al gelo, e si usa dentro e fuori casa.

Dekton è la scelta di chi vuole un piano che non chieda attenzioni: si può appoggiare la pentola calda, tagliare, versare vino e limone senza lasciare traccia, perché la superficie non ha pori e non teme gli acidi. Per questo lo proponiamo per i piani delle cucine da interno più usate e per le cucine da esterno, dove sole e gelo non lo scoloriscono.

Le attenzioni: è un materiale molto duro ma rigido, e lo spigolo vivo va protetto con un piccolo bisello; i colori sono costanti, quindi chi cerca la vena unica del marmo naturale troverà qui una bellezza più composta.

Nel laboratorio di Aprilia tagliamo, sagomiamo e rifiniamo Dekton su misura con la stessa cura del marmo, e ne presentiamo le collezioni nella pagina dedicata e nella guida ai piani cucina.

Vedi anche: dekton, cucine interno, cucine esterno, guide/marmo dekton quarzo fenix quale piano cucina

Fenix

Fenix è un laminato di nuova generazione prodotto da Arpa Industriale: un pannello con superficie in resine acriliche indurite con tecnologia a fascio di elettroni, dal colore opaco e profondo, morbida al tatto, che non riflette la luce e non trattiene le impronte. I micrograffi superficiali si riparano con il calore; è molto usato per piani e ante di cucina.

Fenix piace per il suo aspetto vellutato: neri, grigi e bianchi assolutamente opachi, senza il riflesso di un lucido né la grana di un legno. Sul piano di cucina non lascia vedere le impronte, si pulisce con un panno umido e i segni leggeri dell'uso si tolgono passando un ferro caldo attraverso un panno bagnato.

Le attenzioni: non è pietra, quindi non regge la pentola bollente appoggiata direttamente né il taglio senza tagliere; non è adatto all'aperto. Dà il meglio nelle ante e nei piani delle cucine componibili, dove il costo contenuto e la resa tecnica si bilanciano.

Nelle cucine componibili Michelessi il Fenix è una delle finiture di piano accanto a Dekton, quarzo e marmo, spesso abbinato a un'isola in pietra naturale; il confronto fra i materiali è nella guida ai piani cucina.

Vedi anche: cucine interno, cucine modelli, guide/marmo dekton quarzo fenix quale piano cucina

Fiammatura

La fiammatura è una finitura ottenuta passando una fiamma ad alta temperatura sulla superficie della pietra: lo sbalzo termico fa esplodere i cristalli superficiali e lascia una pelle ruvida, ondulata e opaca. Si applica soprattutto ai graniti e alle quarziti, ricchi di quarzo, ed è la finitura antisdrucciolo per eccellenza dei pavimenti esterni e dei gradini.

La fiammatura è la sorella del fuoco della bocciardatura: invece delle punte del martello, è il calore a sgretolare il primo strato della pietra. Il risultato è una superficie scabra, con piccole scaglie sollevate, che non scivola nemmeno sotto la pioggia: ideale per pavimentazioni esterne, gradini, rampe e i piani dei banconi da giardino in granito o quarzite.

Le attenzioni: la fiammatura schiarisce leggermente i colori e non si applica ai marmi calcarei, che al fuoco si sbriciolano; trattiene lo sporco più del levigato e la spuntatura del bordo va protetta. Spesso si abbina alla spazzolatura, che ammorbidisce la scaglia senza togliere la presa.

Per le cucine da esterno in granito e quarzite possiamo proporvi la finitura fiammata sui piani e sui gradini, disegnandola nel progetto tridimensionale accanto alle altre finiture del laboratorio di Aprilia.

Vedi anche: finiture, cucine esterno, pavimenti

Fianco a cascata

Il fianco a cascata è il lato di un'isola o di un piano di cucina rivestito con la stessa lastra del piano, che scende verticalmente fino al pavimento come una cascata di pietra. Piano e fianco si incontrano con un giunto a quarantacinque gradi, così la venatura gira sullo spigolo senza interrompersi e l'isola appare come un unico blocco.

Il fianco a cascata trasforma un piano di cucina in un monolite: la pietra non si ferma al bordo, ma piega sullo spigolo e scende a terra. È la soluzione più richiesta per le isole in Calacatta, Nero Marquina o quarzo venato, perché mette in mostra la vena su due facce e nasconde i fianchi dei mobili.

La riuscita dipende da tre cose: il giunto a 45° tagliato con precisione, la continuità della vena fra piano e fianco, ricavati dalla stessa lastra e nell'ordine giusto, e la stabilità della struttura sottostante, perché il fianco in pietra pesa. La giunzione a 45° fa apparire l'isola più massiccia di quanto sia.

Nel laboratorio di Aprilia disegniamo le isole a cascata nel progetto tridimensionale, tagliamo le lastre a controllo numerico e chiudiamo il giunto a mano, in modo che la vena corra ininterrotta dal piano al pavimento.

Vedi anche: cucine interno, marmi, quarzo venato

Giunto a 45°

Il giunto a 45 gradi, o giunzione a quartabuono, unisce due lastre tagliate in diagonale lungo lo spessore, così che lo spigolo esterno mostri la superficie lucida da entrambi i lati e la linea di incontro resti quasi invisibile. Serve a costruire spessori apparenti, fianchi a cascata, angoli di rivestimento e scatole di pietra senza bordi grezzi in vista.

Quando un piano da due centimetri deve sembrare alto dieci, non si usa un blocco: si taglia una fascia con il bordo a 45° e la si incolla sotto il piano, anch'esso tagliato a 45°. Il giunto sparisce sullo spigolo e l'occhio legge una pietra sola. Lo stesso principio regge il fianco a cascata delle isole, gli angoli delle pareti di bagno e i pilastri rivestiti.

Le attenzioni: il taglio deve essere perfettamente rettilineo e la lastra senza sfaldature, altrimenti lo spigolo si scheggia; la vena va fatta proseguire sul giunto, scegliendo la posizione dei pezzi sulla lastra; lo spigolo vivo si protegge con un leggero bisello.

Nel laboratorio di Aprilia i giunti a 45° si tagliano a controllo numerico e si chiudono a mano con collanti in tinta, così l'isola monolitica esce dal laboratorio già assemblata dove possibile, e finita in opera dalla nostra squadra.

Vedi anche: cucine interno, lavorazione, bagni

Graniglia di marmo

La graniglia di marmo è un agglomerato di scaglie e polvere di marmo naturale, in gran parte marmo, legate da una piccola percentuale di legante minerale, pressato in blocchi o lastre e poi levigato. È l'erede del terrazzo alla veneziana: una superficie a grana visibile, costante nel colore, usata per pavimenti, scale, davanzali e rivestimenti.

La graniglia di marmo è la pietra ricomposta più antica: scaglie bianche, grigie, nere o rosse su un fondo chiaro o scuro, in una trama che ricorda i pavimenti delle case italiane del Novecento e oggi torna nelle cucine e nei bagni di gusto contemporaneo. Il vantaggio è la costanza: nessuna sorpresa di vena, grandi superfici omogenee, un costo più contenuto del marmo in lastra.

Le attenzioni: resta un materiale calcareo, quindi teme gli acidi come il marmo e chiede l'impregnante; si lucida meno a specchio e dà il meglio in finitura levigata; per i piani di cucina conviene lo spessore da tre centimetri.

Nel laboratorio di Aprilia tagliamo la graniglia su misura per pavimenti, scale, soglie e piani, e la presentiamo insieme alle altre pietre composite nella pagina dedicata.

Vedi anche: marmo cemento, pietre composite, pavimenti, scale

Granito

Il granito è una roccia magmatica intrusiva, formata da quarzo, feldspati e miche cristallizzati lentamente in profondità. È più duro e meno poroso del marmo, non teme gli acidi, il calore né il gelo, e si riconosce dalla grana a cristalli visibili, in colori dal nero al rosa, dal grigio al verde. È la pietra più affidabile per l'esterno e per i piani di lavoro intensivi.

Il granito è la pietra di chi cucina davvero: si tagliano le verdure sul piano, si appoggia la pentola bollente, si versa il limone, e la superficie non se ne accorge. Non è calcareo, quindi non ha i limiti del marmo; è denso, quindi assorbe pochissimo e l'impregnante serve solo sui colori chiari.

All'aperto è il materiale principe: nelle cucine da esterno e sui bordi delle piscine resiste a sole, pioggia e gelo per decenni, soprattutto in finitura fiammata o bocciardata, che lo rende antisdrucciolo. Le attenzioni sono poche: alcuni graniti scuri lucidi mostrano le impronte, e i colori esotici vanno scelti lastra per lastra.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo su misura graniti di ogni provenienza, e li proponiamo nelle pietre naturali del catalogo e nella guida alla cucina da esterno.

Vedi anche: pietre naturali, cucine esterno, piscine, guide/cucina da esterno quale pietra scegliere

Impregnante

L'impregnante è un trattamento protettivo liquido, a base di solvente o di acqua, che penetra nei pori della pietra e li rende idrorepellenti e oleorepellenti senza formare pellicola in superficie. Non cambia il colore, o lo ravviva appena nella versione «tonalizzante», e rallenta l'assorbimento di macchie e acqua: va rinnovato con regolarità, in genere una volta l'anno.

Un piano in marmo, travertino o pietra chiara senza impregnante assorbe olio, vino e caffè in pochi minuti; con l'impregnante gli stessi liquidi restano in superficie e vi danno il tempo di asciugarli. È la prima difesa di ogni piano di cucina e di ogni bagno in pietra naturale, e vale anche per la graniglia e per i marmi lucidi.

Le attenzioni: l'impregnante non protegge dagli acidi, che corrodono la pietra invece di macchiarla; sui graniti scuri e sulle pietre sinterizzate non serve; l'applicazione va fatta su pietra pulita e asciutta, in mano leggera, togliendo l'eccesso prima che secchi. Ogni anno una nuova mano mantiene la protezione.

Nel laboratorio di Aprilia consegniamo i piani già trattati e vi spieghiamo come rinnovare il trattamento, come raccontiamo nella guida alla manutenzione del piano in marmo.

Vedi anche: guide/manutenzione del piano in marmo, cucine interno, bagni, marmi

Laminam

Laminam è un gres porcellanato in lastre di grande formato e spessore minimo, a partire da tre millimetri, prodotto in Italia per compattazione e cottura di argille, feldspati e minerali. Leggero, non poroso, resistente a calore, gelo, graffi e raggi ultravioletti, riproduce marmi, pietre e metalli e riveste pareti, facciate, tavoli e piani di cucina e di bagno.

Laminam è la lastra che pesa poco e copre molto: tre millimetri, a volte sei o dodici, per superfici che possono superare i tre metri, senza fughe a vista. È la scelta ideale per rivestire pareti intere, ante, tavoli e mobili da bagno, e per i piani di cucina dove si vuole l'aspetto del Calacatta o del travertino con la resistenza del gres: non assorbe, non teme gli acidi né la pentola calda.

Le attenzioni: la sottigliezza chiede un supporto piano e un taglio delicato, perché il bordo può scheggiarsi; gli spigoli vanno protetti e i piani sottili non sopportano urti pesanti sullo sbalzo. All'aperto regge sole e gelo senza scolorire.

Nel laboratorio di Aprilia tagliamo e rifiniamo le lastre Laminam con la delicatezza che una superficie sottile pretende, allineando le trame sui giunti; le collezioni sono nella pagina dedicata, accanto a Dekton e alle pietre composite.

Vedi anche: laminam, cucine interno, bagni, pareti 3d

Lappatura

La lappatura è una finitura intermedia fra la levigatura e la lucidatura: la superficie viene lavorata con abrasivi fini che lucidano solo le creste della grana, lasciando opache le zone leggermente più basse. Ne risulta un aspetto semilucido, morbido e non uniforme, molto usato sui gres porcellanati e sulle pietre a superficie irregolare, che nasconde bene i segni dell'uso.

La lappatura dà alla pietra e al gres una luce «a chiazze», elegante e discreta: dove la superficie è più alta brilla, dove è più bassa resta satinata. Su un pavimento la lappatura maschera le impronte e i micrograffi meglio del lucido a specchio; su un pavimento in marmo o in travertino a pori aperti mette in risalto la trama naturale senza chiuderla del tutto.

Le attenzioni: la superficie lappata è meno liscia della lucida e trattiene un poco di più lo sporco; sui piani di cucina chiari conviene l'impregnante, perché le zone opache restano leggermente più assorbenti. In bagno è apprezzata perché scivola meno del lucido.

Nel laboratorio di Aprilia la lappatura si esegue a macchina, con abrasivi a grana crescente fermati prima dello specchio, e fa parte delle finiture che proponiamo per pavimenti, rivestimenti e bagni.

Vedi anche: finiture, pavimenti, bagni

Lastra

La lastra è la fetta di pietra segata dal blocco, in genere lunga fra due e tre metri e alta fra uno e due, nello spessore richiesto: di norma due o tre centimetri per i piani, uno o meno per i rivestimenti sottili. Ogni lastra porta un disegno unico e viene numerata in sequenza di taglio, così le lastre vicine hanno venature quasi identiche.

La lastra è l'unità con cui si ragiona in laboratorio: da una sola lastra si ricava un piano di cucina con l'alzatina, da due lastre consecutive una macchia aperta, da quattro una parete di bagno con le vene che si rincorrono. Il formato della lastra decide dove cadranno i giunti e quanto sfrido resterà, per questo il progetto tridimensionale si disegna sulla lastra reale.

Le attenzioni: la lastra va guardata bagnata, per vedere il colore che avrà da lucida, e a luce radente, per scoprire vene aperte e stuccature; una lastra di marmo può presentare micro fessure naturali che il marmista consolida con la resinatura.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo le lastre una per una, dal vivo o in videochiamata per chi ci segue dall'estero, e vi mostriamo sulla lastra scelta dove verranno tagliati il piano, l'isola e lo schienale della vostra cucina.

Vedi anche: marmi, pietre naturali, lavorazione, cucine interno

Levigatura

La levigatura è la finitura opaca della pietra: la superficie segata viene lavorata con abrasivi a grana crescente fino a diventare perfettamente liscia e piana, fermandosi prima della lucidatura. Il colore resta un poco più chiaro e morbido del lucido, senza riflessi; è la finitura più pratica per piani di cucina, pavimenti e scale, perché nasconde graffi e aloni.

Il marmo levigato ha la mano della seta e la voce bassa: la vena si vede, ma la luce non rimbalza. In cucina è la finitura che consigliamo più spesso per i piani in Calacatta, Carrara e Nero Marquina, perché una goccia di limone dimenticata lascia sul levigato un alone quasi invisibile, che sul lucido si nota subito. Sui pavimenti e sulle scale scivola meno e mostra meno i segni del passaggio.

Le attenzioni: la superficie opaca è leggermente più assorbente della lucida, quindi l'impregnante è indispensabile sui colori chiari; i colori scuri risultano più tenui e i neri virano al grigio antracite.

Nel laboratorio di Aprilia la levigatura si esegue a macchina e si controlla a mano, ed è una delle finiture che mostriamo sulla stessa lastra accanto al lucido e al bocciardato, così potete scegliere la voce giusta per la vostra pietra.

Vedi anche: finiture, cucine interno, pavimenti, guide/come scegliere il marmo per la cucina

Lucidatura

La lucidatura è la finitura a specchio della pietra: dopo la levigatura, abrasivi finissimi e feltri con ossidi lucidanti chiudono i pori della superficie fino a farla riflettere la luce. Il colore diventa più profondo e saturo, la vena più contrastata, l'assorbimento minore. È la finitura classica dei marmi da rappresentanza, dei pavimenti interni e dei piani di bagno.

Il marmo lucido è il marmo che tutti hanno in mente: il Calacatta con l'oro che brilla, il Nero Marquina nero come la notte, l'onice che sembra vetro. La lucidatura sigilla in parte la superficie e la rende meno assorbente, ma la rende anche più sensibile agli acidi, che sul lucido lasciano un alone opaco subito visibile. In cucina è la scelta di chi ama il riflesso e accetta un poco di cura; in bagno e sui pavimenti interni è la finitura naturale.

Le attenzioni: niente anticalcare né detergenti acidi; tagliere e sottopentola sempre; le spugne abrasive lasciano micrograffi che tolgono profondità al riflesso. Il lucido consumato si può rifare in laboratorio.

Nel laboratorio di Aprilia la lucidatura si esegue con linee a macchina e bracci robotizzati per le lastre, e a mano sui bordi, sui lavelli scolpiti e sui pezzi curvi, come mostriamo nella pagina delle finiture.

Vedi anche: finiture, marmi, bagni, guide/manutenzione del piano in marmo

Macchia aperta (a libro)

La macchia aperta, detta anche venatura a libro, è la posa di due lastre consecutive dello stesso blocco aperte come le pagine di un libro: la faccia della prima e la faccia specchiata della seconda si accostano lungo il giunto, e la venatura si riflette creando un disegno simmetrico, a farfalla. Si usa su isole, pareti di bagno, camini e testate di letto.

Quando la sega attraversa il blocco, due lastre vicine escono con la stessa vena; se una viene lucidata sul dritto e l'altra sul rovescio e si affiancano, la vena si specchia sul giunto e nasce un disegno che la natura non ha mai fatto da sola. È la macchia aperta: il gesto più teatrale del marmista, riservato ai marmi con vene grandi come il Calacatta, l'onice e il Nero Marquina.

Le attenzioni: servono lastre consecutive e numerate, comprate insieme; il giunto centrale deve essere perfetto, perché l'occhio va lì; sulle lastre lucidate a rovescio possono affiorare piccole differenze di tono da valutare prima del taglio.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo le coppie di lastre dal vivo, disegniamo la macchia aperta nel progetto tridimensionale e la componiamo per isole, pareti di bagno e camini, come mostriamo nella pagina dei marmi.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, caminetti

Marmo-resina

Il marmo-resina è un agglomerato composto in larghissima parte da marmo naturale in scaglie e polvere, legato da una piccola quota di resina poliestere e compattato sottovuoto in blocchi, poi segato in lastre. Ne risulta una pietra ricomposta a colore e trama costanti, meno porosa del marmo di cava, adatta a pavimenti, rivestimenti, scale, davanzali e facciate.

Il marmo-resina è il marmo che promette regolarità: la stessa lastra si ripete uguale su cento metri quadri, senza le sorprese di vena del blocco di cava. Le varietà più note, come il Bianco Thassos ricomposto o i fondi crema e beige, si usano per pavimenti continui, scale, rivestimenti di bagno e facciate ventilate, con spessori ricavabili dal blocco su richiesta.

Le attenzioni: la resina teme il sole diretto e all'aperto può ingiallire, quindi per l'esterno conviene valutare altre pietre; resta un materiale calcareo, sensibile agli acidi, da proteggere con l'impregnante. Si lucida bene e si può rilucidare.

Nel laboratorio di Aprilia segiamo, bordiamo e rifiniamo il marmo-resina accanto ai marmi naturali, e ne presentiamo le varianti nella pagina dedicata insieme alle altre pietre composite.

Vedi anche: marmo resina, pietre composite, pavimenti, scale

Nero Marquina

Il Nero Marquina è un marmo nero profondo estratto nei Paesi Baschi, nella zona di Markina, attraversato da vene bianche di calcite nette e irregolari. Compatto e a grana fine, prende una lucidatura a specchio intensa; è fra i marmi neri più usati al mondo per piani di cucina, bagni, pavimenti e contrasti con legno, ottone e marmi bianchi.

Il Nero Marquina è la notte del marmo: il fondo nero assoluto, le vene bianche che lo attraversano come lampi, l'ottone che vi si specchia. In cucina disegna isole e piani di grande carattere, spesso a cascata; in bagno veste pareti intere e piani lavabo, e nei pavimenti si alterna a scacchiera con il Bianco Carrara.

Le attenzioni: sui neri lucidi ogni graffio, ogni goccia d'acqua calcarea e ogni impronta si vedono; per un piano di cucina consigliamo spesso la finitura levigata o spazzolata, che ammorbidisce il nero e nasconde i segni. Come ogni marmo teme gli acidi e vuole l'impregnante.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo le lastre di Nero Marquina per l'intensità del fondo e la distribuzione delle vene, le tagliamo su misura e le lucidiamo o leviamo secondo il progetto, come raccontiamo nella guida alla scelta del marmo.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, guide/come scegliere il marmo per la cucina

Onice

L'onice, nel linguaggio del marmista, è una pietra calcarea a bande formata dalla deposizione lenta di acque ricche di carbonato di calcio in grotte e sorgenti: cristallina, traslucida, con strati di colore dal bianco al miele, dal verde al rosa. La luce la attraversa, per questo si retroillumina; è più tenera e fragile del marmo e chiede lavorazioni delicate.

L'onice è la pietra che si accende: dietro una lastra di onice miele o bianco basta una sorgente di luce perché la parete diventi una lanterna. È il materiale delle pareti di bagno retroilluminate, dei banconi, delle testate e delle vasche scolpite nel massello, e in cucina di isole e schienali da guardare più che da usare.

Le attenzioni: è più tenera e più fragile del marmo, con fratture naturali che il laboratorio consolida con la resinatura e con reti sul retro; teme gli acidi ancora più del marmo e sui piani di lavoro va protetta con l'impregnante e usata con cura. Le lastre vicine si prestano alla macchia aperta.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo l'onice con lame e frese lente, lo lucidiamo a mano e progettiamo la retroilluminazione nel modello tridimensionale, come mostriamo fra i marmi e le pietre naturali del catalogo.

Vedi anche: marmi, pietre naturali, bagni, cucine interno

Pietra refrattaria

La pietra refrattaria è un materiale ceramico o lapideo capace di resistere a temperature molto alte e agli sbalzi termici ripetuti senza screpolarsi: la stessa materia con cui si costruiscono le camere dei forni a legna e i focolari. È composta da argille e minerali ad alto tenore di allumina e silice, cotti ad alta temperatura, e accumula il calore restituendolo lentamente.

La pietra refrattaria è nata per stare vicino alla fiamma: nei barbecue e nei forni da giardino è la materia del focolare, della bocca ad arco e dei piani intorno al fuoco, e nelle cucine da esterno forma la struttura che ospita barbecue, lavello e vani portalegna. All'aperto regge calore, pioggia, gelo e sole stagione dopo stagione, e restituisce a lungo il calore della brace.

Le attenzioni: la pulizia si fa con acqua e detergente neutro, senza acidi; le parti a fuoco si coprono d'inverno; i piani di lavoro si rivestono in marmo, granito o pietra sinterizzata per avere una superficie liscia e lavabile.

Per le cucine da esterno e i barbecue Michelessi usa la pietra refrattaria e non altri materiali da costruzione, perché è fatta per il fuoco e non cede con gli sbalzi di temperatura: la scelta è spiegata nella guida alla cucina da esterno.

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Pietra sinterizzata

La pietra sinterizzata è una superficie artificiale ottenuta pressando polveri minerali naturali, quali quarzo, feldspati, argille e vetro, e cuocendole a temperature altissime finché le particelle si fondono in una lastra compatta, senza resine. Ne fanno parte prodotti come Dekton e i gres in grande formato; è non porosa e resiste a calore, graffi, macchie, gelo e raggi ultravioletti.

La pietra sinterizzata imita in laboratorio ciò che la terra fa in millenni: calore e pressione trasformano le polveri in una lastra durissima. Per il piano di cucina significa nessun poro, nessuna macchia, la pentola bollente appoggiata senza timore; per la cucina da esterno significa un piano che sole e gelo non scoloriscono, senza bisogno di impregnante.

Le attenzioni: è rigida e, se sottile, può scheggiarsi sullo spigolo o rompersi sotto un urto violento sullo sbalzo; il taglio richiede utensili e velocità dedicati; i colori sono costanti e la vena, dove c'è, è disegnata. Chi cerca l'unicità del marmo naturale la troverà altrove.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo la pietra sinterizzata, Dekton e Laminam in primo luogo, con la stessa cura del marmo, e la confrontiamo con le altre superfici nella guida ai piani cucina.

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Quarzite

La quarzite è una roccia metamorfica naturale nata da arenarie ricche di quarzo ricristallizzate da calore e pressione: durissima, più del granito, poco porosa e resistente agli acidi e al calore. Si presenta in lastre con venature simili al marmo, dal bianco al grigio, dal verde all'azzurro, come l'Azul Macaubas; da non confondere con il quarzo composito, che è un prodotto artificiale.

La quarzite unisce l'aspetto del marmo alla durezza del granito: una lastra di quarzite bianca con vene grigie somiglia a un Calacatta, ma non teme il limone, il vino né la pentola calda. Per questo è fra le pietre più richieste per i piani di cucina di chi vuole la vena senza le attenzioni del marmo, e la prima scelta per le cucine da esterno di pregio, dove regge sole, pioggia e gelo.

Le attenzioni: la durezza rende il taglio e la lucidatura più lenti e costosi; alcune quarziti «morbide» sono in realtà marmi dolomitici venduti con il nome sbagliato, e vanno verificati con una goccia di acido; le lastre chiare gradiscono comunque l'impregnante.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo le quarziti con utensili diamantati adatti alla loro durezza, e le proponiamo fra le pietre naturali e nella guida alla cucina da esterno.

Vedi anche: pietre naturali, cucine esterno, cucine interno, guide/cucina da esterno quale pietra scegliere

Quarzo composito

Il quarzo composito, o quarzo resina, è una pietra artificiale ottenuta miscelando quarzo macinato e sabbie silicee con pigmenti e una piccola quota di resina, poi vibrocompattata sottovuoto in lastre. È più duro del granito, praticamente non assorbente, resistente agli acidi e ai graffi, con colore costante; teme però il calore elevato e il sole diretto, che possono alterare la resina.

Il quarzo composito è il piano di cucina «senza pensieri» per chi vuole un colore uniforme, dal bianco assoluto al nero, o la vena del marmo ricreata dentro la materia, come nel quarzo venato. Non chiede impregnante, non teme il vino né il limone, si pulisce con un panno; nelle cucine componibili è fra i piani più scelti insieme a Dekton e Fenix.

Le attenzioni: la resina soffre sopra i centocinquanta gradi, quindi la pentola bollente vuole il sottopentola; all'aperto il sole può ingiallirlo, per cui nelle cucine da esterno preferiamo pietra sinterizzata, granito o quarzite; i lucidi scuri mostrano i micrograffi.

Nel laboratorio di Aprilia tagliamo e bordiamo le lastre di quarzo composito, negli spessori da due e tre centimetri, con la stessa cura del marmo; le varianti sono nella pagina del quarzo resina e il confronto con gli altri materiali nella guida ai piani cucina.

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Resinatura

La resinatura è il trattamento con cui le lastre di marmo e pietra naturale vengono consolidate prima della lucidatura: la superficie, e spesso anche il retro, riceve una resina epossidica o poliestere che riempie micro fessure, pori e vene aperte, viene fatta indurire e poi asportata con la levigatura. Serve a rendere la lastra più compatta, più lucida e meno assorbente.

Molti marmi pregiati, dal Calacatta all'onice al travertino, nascono con vene aperte e piccole fratture naturali: la resinatura le chiude in modo invisibile, così la lastra si può segare, lucidare e trasportare senza rompersi, e la superficie finita non ha buchi. Sul retro, la resina con una rete di fibra di vetro dà alla lastra la coesione necessaria per i piani con grandi vani lavello.

Le attenzioni: la resinatura non è un difetto, purché eseguita bene; una resina scadente può ingiallire alla luce o staccarsi sul bordo, e sui piani da esterno le lastre resinate vanno scelte con cura. La lucidatura successiva toglie ogni eccesso.

Nel laboratorio di Aprilia controlliamo la resinatura di ogni lastra a luce radente prima del taglio, e dove serve consolidiamo noi stessi vene e retro dei pezzi più delicati, come i lavabi e le vasche scolpite nel massello per i bagni.

Vedi anche: lavorazione, marmi, pietre naturali, bagni

Sabbiatura

La sabbiatura è una finitura ottenuta proiettando sulla pietra, ad alta pressione, un getto di sabbia silicea o di graniglia abrasiva. Erode uniformemente la superficie e lascia una grana fine, opaca e vellutata, più delicata della bocciardatura, che rende la pietra antisdrucciolo e ne attenua il colore. Con le mascherine si usa anche per incidere scritte e decori.

La sabbiatura è la finitura opaca più fine: la pietra perde ogni riflesso e prende una pelle morbida, uniforme, che ricorda la carta o il gesso. Si usa sui pavimenti e sulle scale, dentro e fuori casa, sui bordi delle piscine e sui piatti doccia, dove il piede non deve scivolare; con le mascherine incide lettere e motivi su lapidi, insegne e pareti decorative.

Le attenzioni: la sabbiatura schiarisce i colori, per cui un nero diventa grigio e un Calacatta perde parte del contrasto; la superficie ruvida è più assorbente e va protetta con l'impregnante; si pulisce con acqua e spazzola morbida.

Nel laboratorio di Aprilia la sabbiatura si esegue a grana fine o media, e la mostriamo accanto alla spazzolatura e alla bocciardatura nella pagina delle finiture, sulla stessa lastra, per farvi scegliere con gli occhi e con le dita.

Vedi anche: finiture, pavimenti, piscine, pareti 3d

Sguscio

Lo sguscio è un profilo di bordo concavo: una scanalatura a quarto di cerchio scavata lungo lo spigolo della lastra, che arretra il bordo verso l'interno invece di arrotondarlo verso l'esterno come il toro. Viene dalla modanatura classica, dove alterna il toro nei cornicioni e nelle basi di colonna, e si usa su cornici, mensole, scale e piani di gusto tradizionale.

Lo sguscio raccoglie l'ombra: il suo incavo disegna sul bordo una linea scura che fa sembrare la lastra più leggera e più lavorata. Nella tradizione lo si trova sulle cornici di camino, sulle basi di colonna e sui gradini delle scale in marmo; sui piani di bagno e sulle mensole dà un profilo classico, spesso combinato con il toro in un unico bordo modanato.

Le attenzioni: lo sguscio scava lo spessore, quindi vuole piani da tre centimetri o bordi incollati a 45°; l'incavo trattiene la polvere e si pulisce con un panno; sui marmi teneri gli spigoli dell'incavo vanno arrotondati appena, per non scheggiarsi.

Nel laboratorio di Aprilia sgusci e modanature si sbozzano con le frese sagomate a controllo numerico e si rifiniscono e lucidano a mano, come le altre lavorazioni del bordo che mostriamo nella pagina delle finiture.

Vedi anche: finiture, cornici, scale, bagni

Spazzolatura

La spazzolatura, detta anche antichizzazione o finitura «cuoio», si ottiene passando sulla pietra spazzole abrasive rotanti, in genere dopo una sabbiatura o una bocciardatura leggera. Consuma le parti più tenere, arrotonda i rilievi e lascia una superficie ondulata, satinata, morbida al tatto, che ricorda una pietra consumata dal tempo. Nasconde graffi e aloni meglio di ogni altra finitura.

Il marmo spazzolato ha la pelle di un vecchio pavimento di chiesa: leggermente mosso, caldo, vellutato, con la vena che resta leggibile ma senza il riflesso del lucido. È la finitura che consigliamo spesso per i piani di cucina in Nero Marquina o in marmi chiari usati ogni giorno, perché un alone di limone o un graffio si perdono nella trama; sui pavimenti e nelle cucine da esterno in granito o quarzite è antisdrucciolo e resistente.

Le attenzioni: la superficie ondulata è un poco più assorbente e chiede l'impregnante; il colore risulta più scuro della sabbiatura e più chiaro del lucido; sul travertino apre leggermente i pori.

Nel laboratorio di Aprilia la spazzolatura si esegue a macchina con spazzole a grana decrescente, e nella pagina delle finiture la mostriamo sulla stessa lastra accanto a levigatura e lucidatura.

Vedi anche: finiture, cucine interno, cucine esterno, pavimenti

Spessore 2-3 cm

Due e tre centimetri sono gli spessori correnti delle lastre di marmo, granito e quarzo per piani di cucina e di bagno. Il due centimetri è più leggero ed economico e si usa spesso con un bordo incollato a 45° che simula spessori maggiori; il tre centimetri è più robusto, regge meglio gli sbalzi e i vani lavello e consente bordi modanati scolpiti nel pieno.

La scelta fra due e tre centimetri decide il carattere del piano. Con il due centimetri la cucina resta leggera e il piano può essere raddoppiato sul bordo con un giunto a 45°, fino a mostrare un fronte da quattro, sei o dieci centimetri senza il peso corrispondente. Con il tre centimetri il piano è massiccio per natura: regge meglio i vani del lavello scolpito nella lastra e gli sbalzi delle penisole, e permette il toro o lo sguscio nel pieno.

Le attenzioni: il peso, che sul tre centimetri chiede mobili adeguati; il formato delle lastre, che nei marmi rari può esistere in un solo spessore; il bordo a 45°, da tagliare con precisione.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo i piani in entrambi gli spessori, e nel progetto tridimensionale vi mostriamo il fronte finito prima del taglio; per i materiali in blocco ricaviamo anche spessori su richiesta.

Vedi anche: cucine interno, bagni, lavorazione

Statuario

Lo Statuario è il più puro dei marmi bianchi delle Alpi Apuane: fondo bianco luminoso, quasi privo di macchie, attraversato da poche vene grigie nette e decise. Deve il nome all'uso degli scultori, da Michelangelo in poi, per la grana finissima e omogenea che si presta allo scalpello. Raro e pregiato, è il marmo dei piani e delle pareti più luminosi.

Lo Statuario è la luce fatta pietra: un bianco che non vira al grigio né al crema, con vene rade che sembrano tracciate a pennello. In cucina illumina la stanza e regge bene il contrasto con il legno scuro e l'ottone; a macchia aperta sull'isola o sulla parete del bagno disegna simmetrie di grande eleganza. Le vasche e i lavabi scolpiti nel massello di Statuario sono fra i pezzi più preziosi del laboratorio.

Le attenzioni: è un marmo bianco a grana fine, quindi mostra le macchie più di altri e vuole l'impregnante rinnovato con regolarità; gli acidi lo opacizzano; la finitura levigata attenua gli aloni, la lucida ne esalta la luce.

Nel laboratorio di Aprilia lo Statuario si sceglie lastra per lastra per la purezza del fondo, e lo lavoriamo con la cura che merita, come raccontiamo nella guida alla scelta del marmo e nella pagina dei marmi.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, guide/come scegliere il marmo per la cucina

Taglio a controllo numerico

Il taglio a controllo numerico è la lavorazione della pietra con macchine guidate dal disegno digitale: frese a ponte a cinque assi, centri di lavoro e seghe che eseguono tagli, fori, vani lavello, sagome curve e bassorilievi con precisione al decimo di millimetro, ripetendo esattamente il progetto tridimensionale. Alla macchina segue sempre la rifinitura a mano dei bordi e delle superfici.

Dal progetto tridimensionale al pezzo finito, il controllo numerico è il ponte: il disegno approvato con voi diventa il percorso dell'utensile, che ricava dalla lastra il piano con il vano del lavello, l'isola con i tagli a 45° per la cascata, la vasca scavata nel blocco, il rilievo di una parete tridimensionale. I vantaggi: precisione, ripetibilità e forme che a mano richiederebbero settimane.

Le attenzioni: la macchina esegue, ma non sceglie; la posizione dei pezzi sulla lastra, la direzione della vena e la lettura dei difetti restano compito del marmista, e ogni bordo tagliato a macchina viene ripreso e lucidato a mano.

Nel laboratorio di Aprilia i centri di taglio a controllo numerico e i bracci robotizzati per la lucidatura lavorano accanto agli artigiani, come mostriamo nella pagina della lavorazione: il gesto della mano e la precisione della macchina, insieme, dal 1976.

Vedi anche: lavorazione, cucine interno, pareti 3d, soluzioni su misura

Taglio a idrogetto

Il taglio a idrogetto, o a getto d'acqua, incide la pietra con un getto d'acqua ad altissima pressione, di alcune migliaia di bar, caricato di sabbia abrasiva e guidato dal disegno digitale. Non produce calore né vibrazioni, taglia qualunque spessore e materiale con curve strettissime e angoli vivi: è la tecnica degli intarsi, dei rosoni, delle lettere e delle sagome complesse in marmo.

Dove la sega non arriva, arriva l'acqua: l'idrogetto ritaglia dal marmo un fiore, una lettera, la tessera curva di un intarsio, con un bordo netto e senza scheggiature. Per questo è la tecnica dei pavimenti intarsiati, dei rosoni a più marmi, dei loghi incisi e delle griglie traforate, e serve anche a ricavare vani lavello e fori di forma insolita nei piani in pietra sinterizzata e quarzo.

Le attenzioni: il taglio è più lento e costoso della sega diamantata sui tagli dritti, quindi si riserva alle forme complesse; il bordo esce leggermente satinato e va lucidato quando resta a vista; i pezzi sottili vanno sostenuti durante il taglio.

Nel laboratorio di Aprilia scegliamo per ogni forma la tecnica più adatta, dal taglio a controllo numerico al getto d'acqua, e progettiamo intarsi e sagome nel modello tridimensionale, come mostriamo nella pagina della lavorazione e nelle soluzioni su misura.

Vedi anche: lavorazione, pavimenti, soluzioni su misura

Toro

Il toro è il profilo di bordo convesso a semicerchio o a quarto di cerchio: lo spigolo della lastra viene arrotondato per tutto lo spessore (toro intero) o per metà (mezzo toro). Viene dalla modanatura classica delle basi di colonna e dei cornicioni, ed è il bordo tradizionale dei piani di bagno, dei gradini, dei davanzali e delle cornici di camino.

Il toro addolcisce la pietra: il bordo tondo non ferisce, non si scheggia e raccoglie la luce come una perla. È il profilo che troviamo sui gradini delle scale in marmo, sulle soglie, sui piani lavabo dei bagni classici e sulle cornici di camino, spesso alternato allo sguscio in un bordo modanato. Sui piani di cucina di gusto tradizionale il mezzo toro dà un fronte morbido e domestico.

Le attenzioni: il toro pieno vuole lo spessore da tre centimetri o un bordo incollato a 45° per avere materia da arrotondare; sui marmi venati la curva mostra la vena «a taglio», diversa da quella del piano; la lucidatura del tondo si fa a mano.

Nel laboratorio di Aprilia il toro si sbozza con le frese sagomate a controllo numerico e si rifinisce e lucida a mano, come le altre lavorazioni del bordo che mostriamo nella pagina delle finiture.

Vedi anche: finiture, scale, bagni, cornici

Travertino

Il travertino è una roccia calcarea sedimentaria depositata da acque termali ricche di carbonato di calcio, riconoscibile dai vuoti naturali e dalle bande parallele di colore, dal bianco al noce. Il più celebre è il travertino romano di Tivoli, la pietra del Colosseo e di San Pietro. Compatto e durevole, si usa stuccato per interni e a pori aperti per esterni.

Il travertino è la pietra di Roma e delle case di campagna: caldo, opaco, con la trama dei pori che racconta l'acqua da cui è nato. Nelle cucine in muratura da interno della collezione Francesca è il piano tradizionale; nei bagni e nei pavimenti veste intere stanze con un tono continuo; all'aperto, nelle varietà più compatte, regge gelo e sole nelle cucine da esterno e sui bordi piscina.

Le attenzioni: per i piani di lavoro va stuccato, cioè con i pori riempiti, e protetto con l'impregnante, perché è calcareo e assorbente; gli acidi lo opacizzano; la finitura levigata è la più adatta, il lucido è possibile ma meno naturale. Il taglio «in falda» mostra le bande, il «contro falda» la nuvolatura.

Nel laboratorio di Aprilia lavoriamo il travertino romano dal 1976, e lo presentiamo fra i marmi e nella guida alla scelta del marmo.

Vedi anche: marmi, cucine interno, cucine esterno, pavimenti

Venatura

La venatura è il disegno di linee, bande e nuvole che attraversa una lastra di marmo o di pietra: sono minerali diversi, ossidi di ferro, argille, grafite, calcite, depositati o infiltrati nella roccia durante la sua formazione. La vena decide l'aspetto della lastra, la direzione del taglio e, se si aprono lastre consecutive a libro, il disegno a macchia aperta.

La venatura è la firma della pietra: larga e dorata nel Calacatta, fine nel Carrara, rada nello Statuario, bianca su nero nel Nero Marquina. Prima di tagliare un piano di cucina si decide come farla correre: lungo l'isola, in diagonale, oppure specchiata sul giunto a macchia aperta; sulle pareti di bagno la vena che prosegue da una lastra all'altra è il segno del lavoro fatto bene.

Le attenzioni: la vena è spesso il punto più tenero della lastra, e le vene aperte si consolidano con la resinatura; la vena «passante» attraversa lo spessore e si vede sul bordo; due lastre dello stesso nome possono avere vene molto diverse: si sceglie la lastra, non il nome.

Nel laboratorio di Aprilia disegniamo la posizione della vena nel progetto tridimensionale sulla lastra reale, e vi mostriamo il risultato prima del taglio, come nella pagina dei marmi.

Vedi anche: marmi, cucine interno, bagni, pietre naturali

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