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I marmi

Onice

L'onice è una pietra calcarea a bande, cristallina e traslucida, nata dal lento deposito di acque calcaree in grotte e sorgenti del Medio Oriente, della Turchia e del Messico. Si retroillumina, perciò è adatto a pareti di bagno, isole, banconi, lavabi e lampade; tenero e fragile, non va sui piani di lavoro sfruttati, sui pavimenti di passaggio né all'esterno.

Che cos'è l'onice

L'onice che si lavora in laboratorio è una pietra calcarea a bande: nasce dalla deposizione lenta, strato dopo strato, di acque ricche di carbonato di calcio in grotte, sorgenti e cavità della roccia. È fatto degli stessi cristalli di calcite del marmo, ma disposti in vene fitte e parallele che la luce riesce ad attraversare. Per questo è la pietra naturale che meglio si presta alla retroilluminazione: dietro una lastra basta una sorgente luminosa perché la parete diventi una lanterna. Non va confuso con l'onice dei gioiellieri, un calcedonio nero e opaco: in casa, onice vuol dire sempre questa pietra traslucida.

I blocchi arrivano soprattutto dal Medio Oriente, dalla Turchia, dal Pakistan e dal Messico, e da qualche cava europea. Nel nostro catalogo dei marmi trovate l'Onice Miele e l'Onice Ambra; nelle pietre naturali gli onici attraversati da vene dorate.

Caratteristiche: colore, venatura, durezza

  • Colore. Dal bianco latte al miele, dall'ambra al verde, fino al rosa e al rosso: ogni tono è deciso dai minerali che l'acqua ha trascinato con sé mentre la pietra si formava.
  • Venatura. A bande ondulate, come nuvole o correnti; in controluce il disegno cambia del tutto rispetto a quello che si vede a lampada spenta. Le lastre consecutive dello stesso blocco si prestano alla macchia aperta.
  • Durezza. È tenero quanto il marmo, si riga con una lama d'acciaio, ma è anche più fragile: le bande sono piani di debolezza e le fratture naturali sono frequenti. Per questo le lastre arrivano in laboratorio già consolidate con resina e con una rete incollata sul retro, e così si lavorano.
  • Acidi. È carbonato di calcio, come il marmo, e teme gli acidi ancora di più: limone, aceto, vino e detergenti anticalcare lo opacizzano in modo permanente.

Dove usarlo in casa

L'onice dà il meglio dove si guarda e non dove si lavora. In cucina è la pietra dell'isola retroilluminata: la base in onice a macchia aperta lascia passare la luce e la stanza si accende, mentre il piano di lavoro vero e proprio può restare in un marmo più resistente, in quarzo o in Dekton. Come schienale, bancone della colazione o alzatina è una scelta da rappresentanza. Come piano di lavoro di tutti i giorni, con acidi e pentole, non lo consigliamo.

In bagno è a casa sua: pareti a macchia aperta, docce che diventano lanterne di pietra, piani lavabo, lavabi e vasche scolpiti nel massello, come il lavabo Mida fra i nostri elementi d'arredo. L'acqua non gli fa paura; gli acidi sì.

Su pavimenti e scale va usato con giudizio: solo negli ambienti poco calpestati, con finitura levigata e mai sui gradini di passaggio, perché è tenero e si graffia. Nelle pareti tridimensionali si presta a intarsi e conci retroilluminati. Per l'esterno la risposta è no: sole, gelo e piogge acide lo degradano in poche stagioni.

E poi c'è la luce vera e propria. Nell'atelier Eternity Sculpt l'onice diventa lampada: la lampada da tavolo Brace in onice miele (1.250 EUR), la lampada da terra Alba in onice bianco (4.000 EUR) e la sospensione Plenilunio (3.650 EUR), con pannelli portati a pochi millimetri di spessore perché la pietra si accenda come una pergamena.

Finiture: quale scegliere

  • Lucida. La finitura naturale dell'onice: porta la lastra a specchio, esalta la profondità delle bande e la trasparenza. È quella che consigliamo per pareti, banconi e ogni superficie retroilluminata.
  • Levigata. Liscia ma opaca; smorza i riflessi, nasconde meglio i micrograffi e resta l'unica scelta sensata per un pavimento o un piano lavabo di uso frequente.
  • Spazzolata, sabbiata, bocciardata. Sconsigliate: la pietra è troppo tenera e le bande si sfaldano sotto le spazzole e le punte. Tutte le voci sono spiegate nella pagina delle finiture.

Spessori e lavorazioni Michelessi

Le lastre si lavorano in 2 o 3 centimetri, come i piani in marmo. Per la retroilluminazione lo spessore conta: a 2 centimetri la luce passa bene e il disegno resta leggibile; a 3 il tono si fa più profondo ma la sorgente deve essere più potente. La luce si progetta insieme alla pietra: pannelli a diodi luminosi (LED) a luce calda, distribuiti dietro tutta la lastra per evitare le ombre dei punti luce, con i cavi e gli alloggiamenti previsti nel modello tridimensionale prima del taglio.

  • Macchia aperta. Due lastre consecutive aperte a libro, con la venatura che si specchia sul giunto: il gesto più teatrale su una parete di bagno o sul fianco di un'isola.
  • Cascata a 45°. Il piano scende lungo il fianco con un giunto a quarantacinque gradi e la banda prosegue senza interruzioni, come se il blocco fosse pieno.
  • Bordi. Sull'onice il bordo si esegue a bisello leggero o a spigolo vivo lucidato; niente profili sagomati profondi, che indebolirebbero la lastra.

Cura e manutenzione

Le abitudini sono quelle del marmo, con qualche attenzione in più. Acqua tiepida, sapone a pH neutro e panno morbido; asciugare subito ciò che cade; mai anticalcare, limone, aceto, alcol o polveri abrasive. Il trattamento impregnante applicato in laboratorio rallenta l'assorbimento e si rinnova con la prova della goccia, in genere una volta l'anno. Le superfici retroilluminate si controllano a luce spenta, con la luce della stanza: è lì che aloni e impronte si vedono. Un alone da acido o un graffio si recuperano con una nuova lucidatura: la pietra si rigenera. Tutto il resto lo trovate nella guida alla manutenzione del piano in marmo.

Onice o Calacatta? Onice o Dekton?

Se cercate il pezzo che si guarda, il confronto è con il Calacatta: venature larghe e scenografiche anche lui, ma opaco, più resistente e adatto a un piano di lavoro vero. Se cercate il piano che si usa ogni giorno senza pensieri, il confronto è con il Dekton o con il quarzo: indifferenti agli acidi, ma senza trasparenza e senza la profondità di una pietra viva. Spesso la risposta migliore è unirli nello stesso progetto: la base o la parete in onice acceso, il piano in Calacatta o in Dekton.

CaratteristicaOniceCalacattaDekton
Trasparenza alla luceSì, si retroilluminaNoNo
Resistenza ai graffiBassaMediaAlta
Resistenza agli acidiMolto bassaBassaAlta
Piano cucina di uso quotidianoSconsigliatoSì, con curaSì
Parete, isola, bancone da guardareIdealeIdealePossibile
EsternoNoNoSì
Finitura consigliataLucidaLucida o levigataDi serie

Come lavora Michelessi l'onice

Nel laboratorio di Aprilia, sulla via Pontina fra Roma e Latina, lavoriamo la pietra dal 1976. Le lastre di onice le scegliamo una per una e le guardiamo accese prima di tagliarle, perché il disegno in controluce è un altro. Il taglio avviene a controllo numerico con lame e frese lente, la lucidatura e i bordi si rifiniscono a mano, la retroilluminazione si progetta nel modello tridimensionale che vi mostriamo prima che la sega tocchi la pietra. Il sopralluogo e il preventivo sono gratuiti a Roma, a Latina e in tutto il Lazio; la posa la fa la nostra squadra in Italia e consegniamo anche all'estero, come per il nostro progetto di Dubai. Per cominciare scriveteci dalla pagina dei contatti con una pianta o una fotografia della stanza. Le parole del mestiere sono spiegate nel glossario; la sequenza del lavoro nella pagina della lavorazione.

Domande frequenti

Domande frequenti

Si può fare il piano della cucina in onice?

Si può, ma non lo consigliamo per un piano di lavoro usato ogni giorno: l'onice è tenero, fragile e teme gli acidi più del marmo. Dà il meglio come base retroilluminata dell'isola, schienale o bancone da guardare, con il piano operativo in Calacatta, quarzo o Dekton nello stesso progetto.

Come si retroillumina una lastra di onice?

Con pannelli a diodi luminosi a luce calda distribuiti dietro tutta la lastra, in genere da 2 centimetri, così che non si vedano le ombre dei singoli punti luce. Cavi, alloggiamenti e ventilazione si prevedono nel progetto tridimensionale e la lastra si sceglie accesa, perché in controluce il disegno cambia.

L'onice va bene in bagno e nella doccia?

Sì, è la sua stanza: pareti a macchia aperta, docce retroilluminate, piani lavabo, lavabi e vasche scolpiti nel massello. L'acqua non lo danneggia; vanno evitati anticalcare e detergenti acidi, che lo opacizzano in modo permanente, e va rinnovato il trattamento impregnante circa una volta l'anno.

L'onice si può usare all'esterno o sui pavimenti?

All'esterno no: sole, gelo e piogge acide lo degradano in poche stagioni. Sui pavimenti solo in ambienti poco calpestati, con finitura levigata e mai sui gradini di passaggio, perché si graffia facilmente. Per scale ed esterni consigliamo marmi compatti, graniti, quarziti o pietra sinterizzata.

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