Vai al contenuto
Made in Italy

Cucine da esterno

Cucina da esterno in travertino: dove usarlo, come curarlo

Una cucina da esterno in travertino funziona se la pietra è compatta, stuccata e trattata con idrorepellente, in finitura spazzolata o anticata, mai lucida. Il travertino dà il meglio su fianchi, bancone, pavimento e bordo piscina; per il piano di cottura e la zona degli acidi Michelessi gli affianca granito o pietra sinterizzata. Si posa in leggera pendenza e il trattamento si rinnova, in genere, una volta l'anno.

Quale travertino regge all'aperto: compatto, stuccato, trattato

Una cucina da esterno in travertino riesce bene a tre condizioni, e tutte riguardano la pietra prima ancora del disegno. Il travertino è una roccia calcarea depositata dalle acque termali: lo si riconosce dai vacuoli, i piccoli vuoti naturali, e dalle bande parallele di colore, dall'avorio al noce. Il più celebre è il travertino romano di Tivoli, la pietra del Colosseo: è nato all'aperto. Ma è una pietra tenera e assorbente, più dei marmi compatti, e in cucina incontra grassi, vino e gelo.

Per questo all'aperto usiamo soltanto le varietà più compatte, con pochi vuoti e bande serrate; le vogliamo stuccate, cioè con i vacuoli riempiti in laboratorio con uno stucco in tinta, su tutte le superfici dove ci si appoggia, si mangia o si cammina; e le proteggiamo con un trattamento idrorepellente impregnante, applicato prima della consegna, che penetra nei pori senza formare pellicola. Il poro aperto resta possibile sulle pareti e sui rivestimenti lontani dal fuoco, dove nessuno versa nulla. La scheda del travertino racconta colori e tagli: classico, noce e Silver, contro falda o in falda.

Cucina da esterno rivestita in blocchi di pietra bianca a spacco, con piano chiaro, barbecue in acciaio aperto e fornello
Pietra bianca, non travertino: fianchi a spacco e piano opaco, all'aperto niente lucido.

Spazzolata o anticata: le finiture che non fanno scivolare

All'aperto la lucidatura è esclusa: sotto sole e pioggia si spegne in pochi anni, mostra gli aloni lasciati dagli acidi e, bagnata, diventa scivolosa. Le finiture giuste sono opache e hanno una grana. La spazzolata, che in laboratorio chiamiamo anche anticata, nasce dal passaggio di spazzole a grana decrescente: la superficie resta mossa e vellutata, scalda i beige e i noce e trattiene il piede anche bagnato. È la finitura che consigliamo per i fianchi, il bancone e il pavimento attorno alla cucina. Per i gradini e per il bordo della vasca si sale di ruvidità, con la bocciardata o la sabbiata. La levigata, liscia e opaca, resta ammessa sui piani d'appoggio sotto una copertura. Ogni lavorazione si vede, sulla stessa lastra, nella pagina delle finiture; i bordi si arrotondano a toro o si smussano a mano.

Dove usarlo: fianchi, bancone, pavimento, bordo piscina

Il travertino dà il meglio dove si guarda, ci si appoggia e si cammina, più che dove si taglia. Sui fianchi e sugli zoccoli dell'isola la stratificazione corre continua, e con il giunto a 45° due lastre da 2 o 3 centimetri si leggono come un solo blocco massello; con il fianco a cascata il piano scende fino a terra senza interrompere le bande. Sul bancone dove si mangia e si serve, la superficie spazzolata è calda al tatto e nasconde bene i segni dell'uso, soprattutto nel tono noce. Sul pavimento attorno alla cucina e sul bordo piscina è la pietra classica: chiara, non scotta sotto il sole e, con la finitura spazzolata o bocciardata, non scivola. Nel massello si può scavare anche il lavello, come nei nostri lavabi in travertino. Sotto una pergola o una tettoia il travertino lavora nelle condizioni migliori: resta asciutto nei mesi di pioggia e chiede meno cure.

Isola in travertino romano con corrimano in ottone sotto un pergolato di legno scuro, con camino in pietra acceso di notte
Fianchi e bancone in travertino al riparo del pergolato: qui la pietra rende di più — visione Michelessi

Dove preferire granito o pietra sinterizzata: fuoco e acidi

Due zone della cucina chiedono un'altra pietra. La prima è il piano di cottura: accanto al barbecue e ai fornelli cadono olio caldo e grasso della griglia, e si posano teglie roventi. Il travertino, come il marmo, ha una resistenza al calore soltanto moderata e pori che bevono l'unto. La seconda è la zona degli acidi, dove si taglia il limone, si condisce l'insalata e si serve il vino: limone, aceto, vino e pomodoro corrodono il carbonato di calcio e lasciano un alone opaco che nessun trattamento può impedire. Lì mettiamo il granito, che non reagisce agli acidi, oppure la pietra sinterizzata (Dekton, Laminam), che non ha pori: il riferimento è la cucina da esterno in Dekton. La camera del fuoco, in ogni caso, è in pietra refrattaria. Spesso la soluzione più elegante sta in un solo progetto: isola e fianchi in travertino, piano attorno ai fuochi in pietra sinterizzata o in granito dello stesso tono.

Zona della cucinaPietra consigliataFinituraPerché
Fianchi e zoccoliTravertino compatto, stuccatoSpazzolataBande continue, aspetto di blocco pieno con il giunto a 45°
Bancone e piani d'appoggioTravertino stuccato e trattatoSpazzolata o levigataCaldo al tatto; vino e limone si asciugano subito
Piano di cottura e zona degli acidiGranito o pietra sinterizzataLevigata o opacaNon temono grassi, acidi e teglie calde
Pavimento attorno alla cucinaTravertino compatto, stuccatoSpazzolata o bocciardataAntiscivolo, posato in leggera pendenza
Bordo piscina e gradiniTravertino compattoBocciardata o sabbiataChiaro, non scotta e non scivola

Gelo e macchie: i due nemici e come si tengono lontani

Il gelo non rompe la pietra: la rompe l'acqua che vi è rimasta dentro. Quando l'acqua entra nei vuoti, ghiaccia e si dilata, e alla lunga apre il poro. Le difese sono quattro e si sommano: una varietà compatta, la stuccatura che chiude i vacuoli, il trattamento idrorepellente e, soprattutto, la pendenza. Ogni superficie piana, piano o pavimento, si posa con una leggera inclinazione, perché l'acqua che ristagna è la prima causa di macchie e di danni da gelo; sotto lo sbalzo del piano incidiamo il gocciolatoio, che impedisce all'acqua di rientrare sui fianchi.

Le macchie sono di due specie. L'olio, il grasso e il vino entrano nei pori e colorano la pietra dall'interno: l'impregnante rallenta l'assorbimento e vi dà il tempo di asciugare. L'acido, invece, non macchia: corrode. Lascia un alone opaco che sulla finitura spazzolata si confonde con la trama e che, se serve, si toglie riprendendo la superficie.

Cucina da esterno su un terrazzo con parete rivestita in travertino a bande, cappa in acciaio, barbecue a gas e lavello
La parete dietro barbecue e lavello riceve gli schizzi: qui contano stuccatura e trattamento.

La stessa pietra dal giardino al bordo vasca

Il vantaggio vero del travertino è la continuità. Nello stesso laboratorio nascono le cucine e le piscine rivestite in pietra: bordi a sfioro in travertino curvati concio per concio, scale romane, solarium immersi. Dalle stesse lastre possiamo tagliare i fianchi dell'isola, il bancone, il pavimento della zona pranzo, i gradini e il bordo della vasca, ripetendo colore, verso delle bande, fuga e finitura: spazzolata dove ci si siede, bocciardata dove si esce dall'acqua. Il giardino si legge come un solo disegno, senza il cambio di materiale di quando cucina e piscina arrivano da due fornitori. Se la vasca esiste già, campioniamo il bordo e cerchiamo la lastra che gli va incontro per tono e grana. Accanto all'acqua valgono le attenzioni della cucina da esterno a bordo piscina: fuoco lontano dagli schizzi e risciacquo con acqua dolce contro cloro e sale.

La cura, stagione per stagione

In primavera si lava con acqua tiepida, sapone neutro e spazzola morbida, mai con idropulitrici forti, che scavano i vacuoli; si controlla la stuccatura e si fa la prova della goccia: se l'acqua non resta perlata e scurisce la pietra, è ora di rinnovare il trattamento idrorepellente, in genere una volta l'anno. In estate basta una spugna dopo ogni pasto, asciugando subito vino, limone e unto; mai anticalcare né detergenti acidi, nemmeno quelli della piscina. In autunno si tolgono foglie e terriccio, che da bagnati lasciano aloni scuri sulle pietre chiare. In inverno si svuota l'impianto idrico, si coprono barbecue e forno con un telo traspirante e, dove non c'è una pergola, si protegge anche il travertino nei mesi di pioggia. Con queste abitudini la pietra prende patina e non si consuma.

Come lavora Michelessi il travertino da esterno

Lavoriamo il travertino romano nel laboratorio di Aprilia, sulla Via Pontina fra Roma e Latina, dal 1976. Al sopralluogo, gratuito a Roma, a Latina e in tutto il Lazio, guardiamo l'esposizione, le pendenze che porteranno via l'acqua, la portata del fondo e, se c'è, il bordo della piscina. Le lastre si scelgono una per una, dal vivo o in videochiamata, perché due lastre di travertino non sono mai uguali. Il progetto in 3D mostra la cucina nel vostro spazio e segna dove finisce il travertino e dove comincia il granito o la pietra sinterizzata. Il taglio è a controllo numerico, la stuccatura si fa in laboratorio, i bordi e la finitura si completano a mano, e il trattamento idrorepellente è applicato prima della partenza. La posa è della nostra squadra in tutta Italia; all'estero numeriamo ogni lastra e seguiamo spedizione e installazione, come per il nostro progetto di Dubai. I tempi si definiscono con il preventivo.

Per continuare

Questa pagina è un capitolo delle nostre cucine da esterno in marmo e pietra, dove trovate le configurazioni, i modelli e la struttura in pietra refrattaria. Per confrontare il travertino con le altre pietre da portare all'aperto leggete la guida cucina da esterno: quale pietra scegliere; se il travertino vi piace anche dentro casa, la pagina sulla cucina in travertino. Per cominciare, chiedete un preventivo gratuito con qualche misura e una fotografia del giardino.

Domande frequenti

Domande frequenti

Si può fare in travertino anche il piano accanto al barbecue?

Si può, ma non lo consigliamo: accanto al barbecue cadono olio caldo e grasso e si appoggiano teglie roventi, mentre il travertino ha pori che assorbono l'unto e una resistenza al calore soltanto moderata. In quella fascia mettiamo granito o pietra sinterizzata dello stesso tono, e lasciamo al travertino i fianchi, il bancone e i piani d'appoggio. La camera del fuoco è sempre in pietra refrattaria.

Il travertino all'aperto si macchia con il vino o con il grasso della griglia?

Sì, se non è stuccato e trattato, perché è una pietra assorbente. Con i vacuoli chiusi e un impregnante idrorepellente e oleorepellente i liquidi restano in superficie il tempo necessario per asciugarli. Il limone e l'aceto, invece, corrodono la superficie e lasciano un alone opaco: sulla finitura spazzolata si nota poco e si toglie riprendendo la finitura.

Il travertino scotta sotto i piedi in estate?

No, non nei toni chiari: il travertino classico, color avorio, si scalda al sole molto meno delle pietre scure, ed è per questo la pietra tradizionale dei bordi piscina. Il noce e il Silver, più scuri, si scaldano un poco di più. Con la finitura spazzolata o bocciardata resta anche ruvido sotto il piede bagnato.

Si può lavare il travertino della cucina da esterno con l'idropulitrice?

Meglio di no: le idropulitrici forti scavano i vacuoli e consumano la superficie. Il travertino all'aperto si lava con acqua tiepida, sapone neutro e una spazzola a setole morbide; il verde che compare nelle zone in ombra si toglie allo stesso modo. Mai anticalcare né prodotti acidi, e a fine stagione si controlla il trattamento con la prova della goccia.

WhatsApp