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Cucine in marmo da interno

Cucina in marmo di Carrara: dove usarlo, finiture e cura

Una cucina in marmo di Carrara usa il Bianco Carrara, bianco freddo dalla vena grigia fine e diffusa, per piano, schienale, isola o parete: è il marmo più adatto alle cucine intere, perché la lastra resta calma anche su superfici lunghe. Si consiglia levigato, in 2 o 3 centimetri, protetto con l'impregnante: come ogni marmo teme gli acidi. Michelessi lo lavora su misura ad Aprilia dal 1976.

Il Bianco Carrara in cucina: bianco freddo, vena grigia fine

Una cucina in marmo di Carrara è una cucina in cui il piano, lo schienale e spesso l'isola sono tagliati nel Bianco Carrara, il marmo delle Alpi Apuane estratto sopra la città di Carrara, in Toscana, dove le cave sono aperte dall'epoca romana. Il fondo è un bianco leggermente freddo, con una velatura grigio perla; le vene sono sottili, diffuse, di un grigio tenue, e si sfumano nel fondo invece di attraversarlo. La grana è fine e uniforme e prende bene la lucidatura.

Una lastra di Carrara è calma e si legge come una superficie unica anche su un piano lungo: per questo è il marmo delle cucine intere, dove la pietra copre molti metri senza prendersi tutta la scena. Fra i bianchi apuani è anche il più disponibile, il più costante nel disegno e il più ragionevole nel costo.

Isola interamente in marmo di Carrara con paraschizzi nello stesso marmo, cappa nera e travi in legno a vista
Fondo grigio perla e vena fine: isola e paraschizzi si leggono come una superficie sola

C, CD e Venato: le sigle commerciali e la scelta della lastra

Sotto il nome Bianco Carrara si vendono lastre diverse fra loro. Le sigle commerciali «C», «CD» e «Venato» indicano fondi via via più venati. La sigla orienta, ma non basta: lo stesso nome può nascondere fondi più o meno bianchi, e due lastre della stessa classe possono avere una vena nuvolata oppure a filamenti.

Per questo il Carrara si sceglie sulla lastra e non su un campione. Nel laboratorio di Aprilia le lastre si guardano una per una, dal vivo o in videochiamata, controllando il tono del fondo, la direzione della vena rispetto al piano e il punto in cui cadranno i fori del lavello e del piano cottura. Nella nostra galleria c'è anche un Carrara «a venatura accentuata», scelto per dare movimento a una cucina bianca.

Dove usarlo: isola, piano, schienale, parete

Il Carrara regge bene tutte e quattro le posizioni, e i lavori fotografati nella galleria delle cucine in marmo realizzate lo mostrano uno per uno.

Isola. Può essere un piano su basi oppure un volume rivestito per intero. Nella cucina «Il monolite di Carrara nel bosco» piano, fianchi e ante sono nella stessa pietra, con le venature che proseguono da un'anta all'altra; nell'«Isola sospesa» il piano si allunga a sbalzo su un solo piede, retto da una struttura in acciaio nascosta nella pietra. Il giunto a 45° e la cascata sono spiegati nella pagina dell'isola cucina in marmo.

Piano e schienale. È l'uso più naturale: piano, alzatina e schienale dalla stessa lastra, con la vena che sale dalla superficie di lavoro alla parete. In una cucina a U della galleria il Carrara riveste piani, fianchi e schienali con un disegno continuo, chiuso da spigoli vivi, e la penisola scende a cascata fino al pavimento. Funziona anche in una cucina piccola: bastano il piano, lo schienale e un fianco a cascata. Il tema ha la sua pagina: lo schienale cucina in marmo.

Parete. Rivestita dal piano di lavoro fino al soffitto, la parete diventa il fondale della stanza: le lastre si sezionano e si ricompongono perché il disegno prosegua senza salti. La macchia aperta, sul Carrara, dà una simmetria più sommessa che sul Calacatta: delicata, non teatrale.

Cucina con piani, alzata e isola in marmo di Carrara, pensili neri a vetrina e vasca di erbe aromatiche nel piano
Piano, alzata e isola nella stessa pietra: la vena sale dal piano alla parete senza staccare

Finiture e spessori consigliati

La stessa lastra cambia voce con la finitura. La levigata, opaca o satinata, è quella che consigliamo per un piano usato ogni giorno: liscia ma senza riflesso, lascia il colore un poco più chiaro e fa quasi scomparire aloni e graffi leggeri. La lucida rende il bianco più profondo e la vena più netta e chiude in parte i pori, ma mostra subito l'alone di un acido: sta bene su schienali, pareti e fianchi dell'isola, dove non si lavora. La spazzolata ha una pelle leggermente mossa, morbida al tatto, ed è la più indulgente con il tempo.

I piani si realizzano in 2 o 3 centimetri. Il 2 cm è più leggero e si accoppia bene alle cucine componibili; il 3 cm regge meglio gli sbalzi delle penisole, i lavelli sottopiano e i bordi modanati scolpiti nel pieno. Chi desidera un fronte alto, da sei, otto o dodici centimetri, lo ottiene con una fascia incollata con giunto a 45°: la vena prosegue sullo spigolo e l'occhio legge una pietra sola.

Acidi, macchie e calore: la cura del Carrara

Il Carrara è calcite quasi pura, cioè carbonato di calcio, e come ogni marmo reagisce agli acidi. Limone, aceto, vino, pomodoro e bibite gassate sciolgono un velo sottilissimo di superficie e lasciano un alone opaco. Vanno asciugati subito: contano i minuti, non le ore. Altra cosa è la macchia: olio e caffè entrano nei pori e colorano la pietra dall'interno. Qui lavora l'impregnante, con cui il piano esce già trattato dal laboratorio: non rende il marmo indifferente agli acidi, ma rallenta l'assorbimento e vi dà il tempo di intervenire. Si rinnova in genere una volta l'anno, quando una goccia d'acqua non resta più perlata.

La pulizia è semplice: acqua tiepida, sapone neutro, panno morbido; mai anticalcare, disincrostanti né spugne abrasive. Il calore lo sopporta in misura moderata: le pentole roventi vanno su un sottopentola. Un graffio o un alone si eliminano con una nuova levigatura, in laboratorio o sul posto. Chi cucina molto può tenere il Carrara dove si guarda e mettere un materiale tecnico dove si lavora: in una cucina della galleria il quarzo bianco fa da piano operativo dell'isola, mentre il Carrara ne riveste il corpo e lo schienale dietro i fuochi. Tutte le regole sono nella guida alla manutenzione del piano in marmo.

Abbinamenti: nero, blu e ottone, legno, acciaio

Il bianco freddo del Carrara è un fondo neutro e accetta accostamenti che un marmo più disegnato renderebbe faticosi. Quattro strade, tutte prese da cucine che abbiamo costruito.

Nero. Cappa nera, sgabelli scuri, vetrate dai profili neri: nella «Cucina in bianco e nero» l'isola interamente in Carrara e il grande paraschizzi tengono la scena senza durezze. Vale anche sul piano: Carrara e quarzo nero alternati, il primo sul bancone, il secondo attorno a fuochi e lavello. Blu e ottone. Basi blu marino, maniglie dorate, piastrelle bianche: il grigio della vena ammorbidisce il passaggio fra i due colori, e il lavello in marmo sporgente aggiunge un sapore antico. Legno. Il wengé e il legno scuro fanno da contrappunto al monolite chiaro; il legno naturale lo scalda, anche accanto a un pavimento in marmo verde anticato. Acciaio e rame. Cappe e frigoriferi in acciaio, lampade di rame, rubinetteria classica: metalli freddi e caldi stanno bene entrambi su un bianco senza dominanti calde.

Cucina bianca con bancone in marmo di Carrara a venatura accentuata, piani in quarzo nero e lampade in acciaio
Carrara sul bancone, quarzo nero attorno a fuochi e lavello: il contrasto divide i compiti

Carrara, Calacatta e Statuario a confronto

I tre grandi bianchi apuani nascono dalla stessa montagna e si distinguono per fondo, vena e rarità.

MarmoFondo e venaDisponibilitàIn cucina rende meglio
Bianco CarraraBianco freddo, grigio perla; vena fine, diffusa, grigio tenueAmpia; il più equilibrato nel costoCucine intere: piani lunghi, schienali, isole rivestite
CalacattaBianco caldo, latteo; vena larga e decisa, grigia o dorataLimitata, poche cave; fra i più pregiatiIsole a macchia aperta, schienali che fanno da quadro
StatuarioBianco puro e luminoso; poche vene grigie netteRara; molto pregiatoIsole e piani luminosi, lavelli scolpiti

La regola pratica: se la pietra deve essere la protagonista, guardate la cucina in marmo Calacatta o la cucina in marmo Statuario; se volete il marmo su tutta la cucina, con una luce serena e una spesa più ragionevole, il Carrara è la risposta. Come piano di una cucina all'aperto, esposto a sole, pioggia e gelo, nessuno dei tre è la scelta giusta: lì consigliamo granito, quarzite o pietra sinterizzata.

Come lavora Michelessi

Nel laboratorio di Aprilia, sulla Via Pontina fra Roma e Latina, lavoriamo il Carrara dal 1976. A Roma, a Latina e in tutto il Lazio sopralluogo e preventivo sono gratuiti; da più lontano vi guidiamo nel rilievo a distanza. Le lastre si scelgono una per una, insieme a voi; il progetto tridimensionale mostra la cucina finita, con la vena di ogni lastra al suo posto, prima del taglio. Il taglio è a controllo numerico; bordi, giunti a 45° e lavelli si chiudono e si rifiniscono a mano. La posa è della nostra squadra, che mette in bolla i piani e sigilla le giunzioni. Consegniamo e installiamo in tutta Italia e all'estero, come nel progetto di Dubai; i tempi si definiscono con il preventivo.

Per continuare

Il quadro completo, con i piani in Dekton, Fenix e quarzo e le cucine componibili Domina, Noè, Era 02 e Volo 01, è nella pagina delle cucine in marmo da interno. Composizione, durezza e usi in bagno, sulle scale e sui pavimenti sono nella scheda del marmo Bianco Carrara. Quando avete una pianta o una fotografia della stanza, chiedete il preventivo gratuito per la cucina in marmo.

Domande frequenti

Domande frequenti

Il marmo di Carrara in cucina si macchia?

Si può macchiare se non è protetto, ma l'attenzione vera va agli acidi. Olio e caffè entrano nei pori: l'impregnante, con cui il piano esce dal laboratorio, rallenta l'assorbimento e si rinnova in genere una volta l'anno. Limone, aceto e vino invece corrodono la superficie e lasciano un alone opaco: vanno asciugati subito. Un alone si toglie con una nuova levigatura, in laboratorio o sul posto.

Che cosa significano le sigle C, CD e Venato del Bianco Carrara?

Sono sigle commerciali che indicano fondi via via più venati: dal C al CD al Venato il grigio delle vene si fa più presente. Servono a orientarsi, ma lo stesso nome può nascondere fondi più o meno bianchi. Per questo ad Aprilia le lastre si scelgono una per una, dal vivo o in videochiamata, guardando il tono del fondo e la direzione della vena.

Il marmo di Carrara costa meno del Calacatta?

In genere sì: fra i bianchi apuani il Bianco Carrara è il più disponibile e il più ragionevole nel costo, mentre il Calacatta viene da poche cave ed è fra i marmi più pregiati. La spesa di una cucina dipende però anche dallo spessore, dai metri lineari e dalle lavorazioni, come la cascata a 45° e il lavello scolpito. Il preventivo è gratuito e nasce da una pianta o da una fotografia.

Con quali colori di ante sta bene il marmo di Carrara?

Con quasi tutti, perché il suo bianco freddo dalla vena grigia è un fondo neutro. Nelle cucine che abbiamo realizzato lo abbiamo accostato ad ante laccate bianche, a basi blu marino con maniglie d'ottone, al legno scuro e al wengé, al legno naturale e al nero di cappe e sgabelli. Il campione va comunque guardato nella vostra stanza, con la sua luce: su richiesta lo spediamo a casa.

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