Non esiste «la» pietra giusta per una cucina: esiste la pietra giusta per ogni parte della cucina. Il piano chiede resistenza alle macchie e alle pentole; la struttura chiede stabilità al calore e all'acqua; all'aperto tutto chiede di reggere pioggia, sole e gelo.
| Pietra | Dove va | Interno | Esterno | Da sapere |
| Marmo (Calacatta, Carrara, Statuario, Nero Marquina, Botticino) | Piano, alzatina, lavello integrato, rivestimenti | Sì | Con avvertenze | Teme acidi e pentole bollenti; all'aperto teme gelo e sbalzi termici |
| Travertino | Piano, rivestimenti, pavimento | Sì | Sì | La pietra di Roma; va stuccato e protetto |
| Granito e quarzite | Piano | Sì | Sì | Pietre dure e compatte; adatte anche alle cucine da esterno |
| Pietra lavica | Piano, fianchi a vista | Sì | Sì | Roccia vulcanica dell'Etna, grezza a spacco o smaltata; per la struttura restano i blocchi refrattari |
| Pietra sinterizzata (Dekton, Laminam) | Piano | Sì | Sì | Non è una pietra naturale: è una lastra compattata ad alta temperatura |
| Pietra refrattaria | Struttura; camera di cottura di forni e barbecue | Sì | Sì | Resiste per lunghi periodi oltre 538 °C (ASTM C71); i produttori dichiarano una tenuta oltre i 1.000 °C; si posa a secco, senza malte che trattengano l'acqua |
Marmo: il piano della cucina in pietra
Il marmo è la pietra del piano. Michelessi sceglie le lastre una per una e le taglia nel laboratorio di Aprilia a controllo numerico, con finitura a mano. Il Calacatta, con le vene grigie e oro su fondo bianco, è la scelta delle cucine chiare e moderne; il Nero Marquina, nero con vene bianche, dà carattere alle cucine scure o ai contrasti con il legno; Carrara, Statuario e Botticino completano la gamma, descritta nella sezione marmi.
Sul marmo bisogna essere onesti. È una pietra calcarea: teme gli acidi (limone, aceto, vino), le macchie se non si asciugano subito e le pentole bollenti appoggiate direttamente. La cura, passo per passo, è più sotto, nella sezione su come si pulisce una cucina in pietra.
Travertino: la pietra di Roma
Il travertino è la pietra dei monumenti romani e dei casali del Lazio. Ha un colore caldo, dal bianco avorio al noce, e una superficie porosa che va stuccata e protetta. In cucina sta bene sul piano delle cucine rustiche e country, sui rivestimenti e sul pavimento, dentro e fuori.
Granito e quarzite: le pietre dure
Granito e quarzite sono pietre naturali dure e compatte. Reggono le pentole calde, i coltelli e gli acidi meglio del marmo, e all'aperto sopportano pioggia, sole e gelo con poche cure. Sono il piano che consigliamo per le cucine da esterno e per chi cucina molto. Le trovate fra le pietre naturali del laboratorio.
Pietra lavica, pietra leccese, pietra ollare
«Cucina in pietra lavica» è una ricerca frequente. La pietra lavica è la roccia vulcanica dell'Etna: in Sicilia si usa per piani spesso smaltati e decorati a mano. Michelessi la lavora grezza, a spacco, per i fianchi a vista delle cucine da esterno, oppure smaltata per un piano colorato. La pietra ollare, grigio scuro con riflessi verdi, è la pietra delle stufe: Michelessi la propone in lastre e blocchi su misura per gli interni. La pietra leccese, calcare chiaro del Salento, la lavoriamo soprattutto per i pavimenti. Per la struttura che regge il fuoco di un barbecue o di un forno, però, restano i blocchi di pietra refrattaria.
Pietra sinterizzata: quando la pietra naturale non basta
La pietra sinterizzata (Dekton, Laminam) non è una pietra di cava: è una lastra di minerali compattati ad alta temperatura. Assorbe pochissimo, sopporta bene gli acidi e il calore delle pentole e si usa anche all'aperto.
Pietra refrattaria: la struttura
La pietra refrattaria è un materiale non metallico che resiste per lunghi periodi a temperature superiori a 538 °C (norma ASTM C71): i produttori dichiarano una tenuta oltre i 1.000 °C; i refrattari alluminosilicati da forno arrivano a 1.100-1.200 °C. È la pietra dei forni per il pane e la pizza: scalda piano, accumula il calore e lo restituisce in modo uniforme. Michelessi la porta dal forno a tutta la cucina: i blocchi, incastrati a secco, formano spallette, basi, nicchie e il corpo di barbecue e forni. La camera di cottura del barbecue, la cupola e l'arco del forno sono in mattoni refrattari, montati secondo le prescrizioni del produttore dei refrattari; tutta la struttura intorno è a secco.
Due precisazioni. Anche la pietra refrattaria va scaldata gradualmente alle prime accensioni, come prescrivono i produttori di forni e di barbecue. E non diciamo che la pietra sia immune a tutto: il vantaggio della struttura a secco è che non ci sono malte, massetti e intonaci, cioè i materiali che trattengono l'acqua e che il gelo spacca. Se un blocco si scheggia dopo anni, si sfila e si sostituisce senza toccare gli altri.
Un'ultima distinzione, per chi cerca «pietra refrattaria cucina»: la pietra refrattaria per la pizza è lo stesso tipo di materiale, ma un'altra cosa. È una piastra, spesso in cordierite o in argilla refrattaria, che si appoggia nel forno di casa per accumulare calore e cuocere la base. I nostri sono blocchi da costruzione: non si appoggiano in un forno, si incastrano a secco in una struttura.